Pv. Omelia del Vescovo mons. Giovanni Giudici
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- Categoria: esequie
- Pubblicato Giovedì, 12 Giugno 2014 20:07
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Esequie per il Vescovo Mons. Volta
Pavia, Chiesa del Carmine, 7 febbraio 2012
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«La sapienza si lascia trovare da quelli che la cercano».
Omelia del Vescovo mons. Giovanni Giudici
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Le parole del Vangelo che abbiamo ascoltato ci aiutano a vivere con fede il momento di preghiera con cui, nell’assemblea eucaristica, salutiamo Mons. Giovanni Volta, vescovo per 17 anni in questa Diocesi di Pavia. Nella celebrazione delle esequie siamo infatti chiamati ad affrontare due sentimenti differenti e contrastanti: la perdita di un padre e di un amico, e l’acquisto di un fratello entrato nel mondo definitivo; ci dà tristezza il dolore della separazione, ma ci è donata la serenità per il percorso di vita del nostro fratello che ha concluso la sua esistenza nella fede e nella speranza. Così descriveva infatti Mons. Volta la sua attesa della vita, parlandoci lo scorso giugno: «Spero che alla fine del mio cammino in terra anche Dio, come un giorno faceva mio padre, apra il suo mantello che oscura i miei occhi, per farmi entrare nel suo Regno».
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Sono con noi in questo momento di preghiera i fratelli nell’episcopato della Conferenza Episcopale Lombarda. Inoltre saluto Mons. Vescovo di Tortona e Mons. Brambilla, vescovo di Novara. E’ con noi Mons. Magnani. Ci hanno scritto il Cardinale Segretario di Stato a nome del Papa, il Card. Bagnasco, il Segretario della CEI Mons. Crociata; il nostro concittadino Mons. Lanzani, Mons. Caporello, Mons. Ambrosio; si sono fatti presenti i nostri sacerdoti in missione all’estero, il Prefetto, il Rettore dell’Università e alcuni sindaci delle città e paesi della nostra Diocesi.
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Nella nostra preghiera di commiato sentiamo sgorgare anzitutto il sentimento di gratitudine e viene spontaneo il desiderio di parlare di ciò che Mons. Volta ha compiuto come Vescovo per questa Diocesi di cui è stato Padre. Si tratta di ricordare opere che hanno un riscontro obbiettivo, e allo stesso tempo si tratta di fare memoria di quegli incontri, dei dialoghi, dei semplici gesti che un credente, nella posizione di Vescovo, spontaneamente vive e che hanno consolato, incoraggiato, indirizzato al Signore. È l’esempio di Paolo, che nella seconda lettura descrive se stesso a questo modo: «mi sono fatto servo di tutti per guadagnarne il maggior numero. Mi sono fatto debole per i deboli, per guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto a tutti, per salvare a ogni costo qualcuno. Ma tutto io faccio per il Vangelo, per diventarne partecipe anch’io».
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Quanto poi alle opere che rimangono come frutto dell’opera del Vescovo Volta, l’elenco è ampio, e rischia sempre di lasciare in secondo piano aspetti importanti. Tuttavia ricordiamo il Sinodo Diocesano, la proposta abbondante e competente dei documenti del Concilio Ecumenico Vaticano II, e in particolare la cura per lo studio della Sacra Scrittura. Le due visite pastorali, con l’attenzione alle famiglie, ai giovani, agli ammalati. Facciamo anche memoria delle ferite alla sua sensibilità di pastore: il grave nubifragio del 1988, il crollo della torre civica nel 1989 con le vittime e i danni, e la successiva chiusura del Duomo. La sua opera di vescovo ha toccato temi che lo hanno portato oltre i confini della nostra Diocesi. Ricordiamo il suo impegno come presidente della Commissione Episcopale Giustizia e Pace, con la pubblicazione di un documento ancora oggi validissimo “Educare alla legalità”. Come responsabile della Caritas Lombardia, eccolo anche in visita agli impegni caritativi delle diocesi lombarde in Kosovo dopo la tragedia che aveva colpito i Balcani.
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Oggi tuttavia la nostra preghiera nella liturgia che ci conduce alla comunione con il Corpo del Signore risorto, ha il desiderio di aprirci ad una lettura dei gesti e delle parole del nostro fratello Mons. Volta che ci consenta di illuminare il centro vitale che ha mosso tutto il suo agire. Siamo persuasi che ci darebbe più pace il distaccarci da lui, se potessimo cogliere come il Signore Gesù ha sostenuto questa vita di pastore, l’ha illuminata e consolata.
Tentiamo di farlo attraverso due semplici annotazioni.
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In una pagina di presentazione di sue omelie in ricordo di preti, mons. Volta riflette: «Un giorno Gesù, parlando alla gente, così introdusse una sua parabola: “Ecco, il seminatore uscì a seminare... “. Egli parlava di sé e nello stesso tempo di coloro che avrebbero annunciato la sua parola al mondo intero, con la fatica, le speranze e le delusioni che ogni seminatore della buona novella sperimenta nel suo appassionante lavoro». E così il nostro Vescovo ci racconta di se stesso, e si ritrova descritto come colui che ha seminato con il Signore, quando ha annunciato la Parola. Ecco la prima certezza, sviluppata nella preghiera da lui scritta per il venticinquesimo di sacerdozio:«Padre nostro, la tua Parola è stata luce sul mio cammino, il suo annuncio e la sua celebrazione primo compito del mio ministero…».
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La seconda annotazione. Mons. Volta fa spesso riferimento, nel suo discorrere e nel proporre atteggiamenti di vita cristiana, alla sua esperienza di bambino e di ragazzo, che ha vissuto in campagna, nella casa di agricoltori. Lo sanno bene i suoi parenti, che sono qui oggi, e suo nipote, don Giovanni, che celebra con noi.
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La sapienza di Mons. Volta nasce dalla vita. Egli sa che è possibile vivere una fede profonda, e quindi parlare del Signore, seguendo il ritmo dell’esistenza quotidiana; narra di suo padre che, stanco del lavoro di una giornata, pure si ferma alla sera a leggere e a raccontare la Scrittura a lui e ai fratelli. Non dimenticherà mai che, come abbiamo ascoltato «Riflettere sulla Sapienza è intelligenza perfetta, chi veglia a causa sua sarà presto senza affanni…».
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Il patrimonio di saggezza umana e di sapienza cristiana, è stato da Mons. Volta arricchito e sviluppato attraverso una ricerca teologica seria e illuminata, vissuta con preparazione e competenza che lo faceva maestro ascoltato e rispettato. Egli ha potuto svolgere il suo impegno divulgativo con entusiasmo e gioia anche perché, come ci ha ricordato, il suo primo insegnamento di teologia ha coinciso con lo svilupparsi dell’aurora del Concilio Ecumenico Vaticano II. Nello scorso giugno ci ha ricordato come egli visse i primi passi dell’assise conciliare.
Il suo studio, come lascia trasparire scrivendo ai preti, è volto all’annuncio: «A noi spetta il saper vedere non superficialmente, ma in profondità, il disegno di salvezza che si va compiendo..». Tuttavia si tratta di un annuncio attuato con entusiasmo e con gioia.
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Sempre in questa linea ricordiamo ciò che egli annota, nella bella lettera con cui presenta alla Diocesi i risultati del Sinodo Diocesano: «il secondo [augurio che faccio a tutti i credenti della nostra diocesi] è che sappiamo comunicare sempre con gioia nei nostri comportamenti e nelle nostre parole il Vangelo del Signore e il nostro Sinodo che cerca di rifletterlo nel nostro territorio». Dunque si è realizzato nella sua vita ciò che promette il Signore e noi abbiamo ascoltato: «La sapienza si lascia trovare da quelli che la cercano. Nel farsi conoscere previene coloro che la desiderano. Chi si alza di buon mattino per cercarla non si affaticherà, la troverà seduta alla sua porta».
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La nostra preghiera che è passata attraverso il ringraziamento e ha cercato di comprendere l’animo di Mons. Volta, diviene ora preghiera per lui e domanda di consolazione per noi che rimaniamo. Una parola ricca di significato per lui e per noi, e frutto di sapienza, la cogliamo dalla introduzione ad una raccolta di omelie in ricordo di preti: nel valutare le persone «ho imparato che non incise tanto il ruolo che occupavamo, quanto l’amore con cui un ruolo è stato svolto». Siamo certi che il Signore ha compreso e raccolto l’attenzione delicata e generosa che hai speso per noi, nell’amore.
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Il ricordo del vescovo Volta ci segua come benedizione; cogliamo ancora dalle sue labbra una annotazione di sapienza che ci trasmette la sua riflessione sulla vita. E’ il racconto di sere d’ottobre, quando si prepara la festa dei Santi e dei morti. «Era costume nel mio paese recitare il rosario dopo cena in chiesa….Mio padre vi si recava tutte le sere e vi portava anche noi piccoli. Quando pioveva si metteva il mantello (il “tabar” come lo chiamavano), e con esso copriva anche i due più piccoli della casa: Giuseppe ed io. Lungo il tragitto tra la casa e la chiesa, l’orizzonte della nostra visuale era solo quello del mantello che ci avvolgeva. Con i piedi avvertivamo il terreno che stavamo percorrendo: ora la terra battuta con qualche pozzanghera, poi il selciato e infine ancora un breve tratto di terra battuta. Con mio fratello dicevamo: ci siamo, non ci siamo, presto arriviamo, ci siamo oramai. Alla fine del tragitto, mio padre apriva il mantello davanti alla porta della chiesa, e noi vi correvamo dentro, come due uccelli che lasciano il nido».
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Oggi questo racconto lo ascoltiamo come una eredità per noi. Egli ha paragonato il cammino sotto il mantello alla sua vita; e gli ultimi quattro mesi di malattia sembrano ben rappresentati dalla fiducia del fanciullo accompagnato dal padre. Cammina su un terreno che non vede, ma procede. Mons. Volta ha avvertito l’avvicinarsi della conclusione e non si è perso d’animo, anzi ha lottato contro il male che insidiava il suo fisico con grande coraggio e fede profonda.
Anche per questa ultima testimonianza che ci hai dato, vescovo Giovanni, aiuta noi pure a intuire il terreno su cui poggiano i passi del nostro vivere, e aiutaci a fidarci del Padre di Gesù per giungere, con fedeltà e pazienza, alla porta del Regno.

