Mn. Memoria dell'amico mons. Egidio Faglioni

Mantova, Cattedrale, lunedì 6-2-2012 ore 15

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«Un esempio di come coniugare insieme

l’assoluta fedeltà alla tradizione e l’appassionata ricerca di dare risposte nuove»

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Memoria dell’amico Mons. Egidio Faglioni

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“Carissimo Don Volta, ti sono sinceramente riconoscente per il tuo assenso alla nomina a rettore del nostro seminario. Mi pare di poterti assicurare che sei nella volontà di Dio, il posto dove Dio ti vuole: non soltanto perché il Vescovo ti designa a questa missione, ma perché il Vescovo ha cercato di mettersi nella condizione di interpretare questa volontà di Dio, pregando, cercando di chiarire a se stesso i compiti del seminario di oggi. Alla volontà di Dio è congiunta la sua grazia, perciò sai di poter contare sul sostegno più valido per un compito ecclesiale” (Vescovo mons. Carlo Ferrari, 25.03.73). Una considerazione analoga è stata fatta sempre dallo stesso vescovo quando è stato annunciato alla comunità diocesana la nomina di Mons. Giovanni a Vescovo di Pavia nel 1976.

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La mia parola è una testimonianza su don Giovanni, l’amico di tutti, lieto di scendere al livello degli ultimi per sentirne le ansie e le aspirazioni, mai facendo pesare su alcuno, né la sua autorità, né la sua profonda cultura.

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Che ti pare - mi confidava qualche mese fa - riesco pure a fare il vice parroco?” E questa soddisfazione è propria di che ha toccato le grandi altezze e poi sente la nostalgia delle cose piccole: quasi come l’aquila che, dopo essersi innalzata sopra le nubi ed aver volteggiato in un cielo turchino è presa dalla curiosità di rivedere i fiori dei prati e delle siepi. E scende, e si poggia a terra e trova interessanti anche gli sterpi secchi, e non prova invidia se vede il vento portare in alto qualcosa: tanto essa, con il suo volo potente, viola le barriere delle nubi.

La sua figura aleggia ancora tra noi con il sorriso del fanciullo, con il volto amabile e sereno, con gli occhi limpidi e profondi, rivelatori di un’anima grande, pure e retta, ardente e generosa come la terra che gli diede i natali. Quante volte mi parlava con commozione di suo padre e di sua madre: maestri della sua fede.

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Questa figura eccezionale di sacerdote educatore alla fede, di vescovo, di studioso, di uomo buono e semplice, dal cuore aperto, che dell’amicizia seppe avere un culto sacro, si è nutrito certamente ad una grande scuola: quella di S. Agostino. Fu amante della divina verità! “Il Signore vi conceda di vivere con amore la vostra vocazione, da veri innamorati della bellezza spirituale, rapiti dal profumo di Cristo che esala da una vita di conversione al bene, stabiliti non come servi sotto una legge, ma come uomini liberi sotto la grazia”. (Regola 8,1; citazione che amava ripetere spesso ad un gruppo di universitari della parrocchia di Suzzara).

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Fu un uomo di pensiero e di azione. Per tanti anni insegnò teologia fondamentale con sapienza e intelligenza. Nell’Azione Cattolica, nella F.U.C.I., nella pastorale familiare ha saputo dare il meglio di sé e sfidare il nuovo e il difficile dei tempi nostri.

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Per quanti si danno alla ricerca culturale, teologica ed ecclesiologica don Giovanni resta un esempio di come si possano coniugare insieme l’assoluta fedeltà alla tradizione e l’appassionata ricerca di dare risposte nuove per i tempi nuovi. E’ stato capace di unire insieme spiritualità nella teologia e teologia nella spiritualità. Nel nostro seminario sia come insegnante che come rettore seguiva le vicende di ogni seminarista come si conviene a un padre, vigilando, soffrendo, sempre pronto ad aiutare con il consiglio. Partecipava a tutti gli atti della scuola con interesse e trepidazione. In tal modo si spiegavano le ragioni di non volersi sottrarre all’insegnamento, per conoscere da vicino i candidati al sacerdozio.

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La vita di preghiera, vissuta come anelito a contemplare il volto del Padre: l’amore per la Chiesa vissuta come adesione ad una Chiesa incarnata nella vita del popolo e soprattutto nella Chiesa domestica, la famiglia, costituivano i punti cardini del suo progetto educativo.

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Il maestro si vede sulla cattedra, non nell’atteggiamento di chi con sofferenza dona la sua ricchezza spirituale, ma nell’umiltà di chi cerca di suscitare scintille del vero. E come educatore, grazie al suo rapporto intimo con Gesù Cristo, è stato capace di ricondurre “ad unum” sé e le cose e la verità.

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La “reductio ad unum” è la meta del Cristo risorto operante fra gli uomini; deve esserlo per quanti discepoli di Cristo si muovono per cercare la verità e donarla.

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E’ l’apostolato al servizio della verità, per cui altare e cattedra, per un sacerdote e un Vescovo così innamorato, si identificano e si fanno espressione dello stesso sacerdozio.

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L’oscuramento dell’attualità del legame vitale di Dio con noi nell’esercizio del ministero ci porta facilmente a spostare tutta l’attenzione sul nostro rapporto con i fedeli, dimentichi del nostro fondamentale e primario rapporto con Dio in ciò che stiamo facendo… Ma se la nostra vita di preti si stacca dalle nostre radici e quindi dalla sua appartenenza a Dio, dalla missione da parte di Gesù Cristo ricevuta attraverso la Chiesa, tutta la nostra attività Pastorale finisce con l’essere come un complesso impianto elettrico ben disposto in tutte le sue articolazioni, ma che non comunica più con la centrale che le fornisce la corrente”. (Pasqua 1997)

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Il suo è sempre stato un magistero di colloquio, in cui la battuta di spirito e la frase dialettale e il richiamo di un fatto personale veniva spesso e all’improvviso a stemperare quelle certe atmosfere in cui ci si trovava a vivere.

I giovani si sentivano da lui compresi, ricorrevano a lui sicuri di trovare nel suo cuore ciò di cui avevano bisogno. Anche quando era costretto a decisioni energiche lasciava facilmente capire che quella severità era solo un aspetto diverso dell’amore e della carità pastorale.

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Mi ripeteva spesso questa frase di Paolo VI: “Occorre lavorare, ma non è necessario avere successo”, e ancora “Se questo lavoro si rivelerà come fuoco di artificio, sarà sempre un fuoco di artificio in onore della Trinità”.

Parole preziose, tracce luminose nei momenti oscuri in cui sembra difficile vivere la fedeltà al carisma originario.