2009 Omelia alle esequie della sorella Matilde. Gazoldo, 10 ottobre

...........Liturgia di Commiato di Matilde Francesca Volta ved. Volpi

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Gazoldo, Chiesa Parrocchiale, sabato 10 ottobre 2009, ore 15

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Omelia del fratello Giovanni

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Letture:

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (6,3-9);

Salmo responsoriale (dal Salmo 26);

Luca (23,44-46. 50. 52-53; 24,1-6);

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Dopo un lungo cammino di gioie, specialmente nella giovinezza, e poi di fatiche e di duro lavoro e infine di sosta nella Casa di riposo di Asola, sei giunta, Matilde, all’incontro svelato con Dio. Ormai l’attendevi, quella meta, fino a desiderarla.

Ricordo tra le ultime tue gioie quando venivi a Pavia e mi dicevi che ti sembrava di tornare ad Eita, quando - ancora ragazzina - andavi in montagna con lo zio don Andrea e diversi seminaristi di Castellucchio e dovevi tu, ancora molto giovane, provvedere alla conduzione della casa e a preparare il cibo per tutti. Era per te quel tempo una memoria molto gioiosa, nonostante il lavoro che vi avevi svolto.

L’ultimo tratto della tua vita fu invece segnato da dolorosi distacchi: dalla tua casa, dalla libertà di poterti muovere come volevi, dalla perdita della salute che ti costrinse a vari ricoveri ospedalieri, e quest’anno dall’indicibile dolore per una madre: la morte improvvisa del figlio, dell’unico figlio, il tuo Andrea.

Ti ha sostenuto però costantemente la fede cristiana che la sofferenza degli acciacchi e della lontananza dai tuoi, e anche un certo isolamento tra persone afflitte dalla vecchiaia andavano sempre più purificando.

Sempre esuberante e pronta a intervenire, ad aiutare gi altri, ti sei trovata a dover essere aiutata, ad avere bisogno degli altri, tu così attiva. Nella prostrazione fisica e psicologica di questi ultimi giorni, divenuta perfino incapace di parlare, una invocazione tuttavia è ricorsa spesso, con insistenza sulle tue labbra: mamma, mamma.

I testi biblici che abbiamo ascoltato ci aiutano a leggere questo mistero della nostra vita fatta di promesse e speranze, di fatiche e di gravi privazioni e sofferenze. E’ il Signore stesso che con la sua vita e la sua parola ce ne mostra le dimensioni e il senso e la possibilità di una autentica speranza standoci vicino, condividendo la nostra sorte. Gesù che muore, scrive san Luca, è circondato dal buio: “verso mezzogiorno, quando il sole si eclissò e si fece buio su tutta la terra”.

Quante volte anche nella nostra vita può scendere il buio, specialmente quando ci ammaliamo, ci sentiamo soli e sofferenti. E il Salvatore come rispose a questa condizione di oscurità e di sofferenza? A somiglianza di ogni uomo oppresso dal dolore, anche il Crocifisso “grida”, non però verso il vuoto, il nulla, ma rivolto al Padre e a Lui si consegna.

Matilde, resa muta dalla malattia, ugualmente però riusciva a rivolgersi a sua madre, prima sua maestra della fede, approdo irremovibile di amore, con l’invocazione: mamma, mamma … E in quel grido - non so se consciamente o inconsciamente - si rivolgeva a Dio, che è per noi padre e madre, espresso dalla immagine viva di una madre, di sua madre.

L’uomo non è un forestiero rispetto a Dio, ma un figlio. Un figlio diventato tale perché nel battesimo si è unito alla morte di Cristo, e perciò anche al suo grido e insieme alla sua speranza, anzi certezza, che non l’avrebbe abbandonato. Scrive san Paolo: “Per mezzo del Battesimo siamo stati sepolti insieme a Lui nella morte affinché, come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova. Se infatti siamo stati intimamente uniti a lui a somiglianza della sua morte, lo saremo anche a somiglianza della sua risurrezione.” Così inizia la nostra personale storia cristiana. (Quando celebriamo un Battesimo, non sempre pensiamo alla rilevanza che esso ha su tutta la nostra vita, fino all’incontro definitivo con Dio.)

Guardando l’esistenza umana con questi occhi, anche la sofferenza, la malattia, il grido non ci distolgono dal cammino della nostra salvezza, ma anch’essi lo esprimono e lo servono.

Quando ho portato per l’ultima volta l’Eucaristia a mia sorella e le ho amministrato l’olio degli infermi pochi giorni prima che spirasse, ho pensato tra me: che gesti poveri rispetto per esempio alle numerose e complesse cure mediche! Ma questo era solo nell’apparenza, perché nella realtà in quei gesti, in quelle parole Gesù stesso si metteva accanto a mia sorella, si faceva compagno di viaggio suo e soccorso alla sua debolezza, motivo concreto della sua speranza.

Ma per scoprire questo, Dio deve aiutare gli occhi della nostra fede.

Abbiamo un esempio di questo possibile duplice sguardo sulla vicenda della nostra vita nel Vangelo che abbiamo da poco ascoltato: dapprima le donne si recano alla tomba di Gesù aspettandosi di trovare solo il suo corpo esangue da imbalsamare. Era il semplice sguardo della nostra carne. Con grande sorpresa viene invece detto loro: “Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto”.

Un mistero simile sta ora davanti anche ai nostri occhi.

Per questo l’ultima nostra parola non può essere che una preghiera al Signore della vita. Facciamo nostre le parole del Salmo 26 che abbia detto in questa Messa: “Il tuo volto, Signore, io cerco. Non nascondermi il tuo volto.” Ci consola poi la conclusione dello stesso Salmo: “Sono certo di contemplare la bontà del Signore”.

Riascoltiamo per questo le parole di Dio che sono rivolte ad ogni uomo, e in particolare oggi a noi, feriti da questo lutto: “Spera nel Signore, sii forte, si rinsaldi il tuo cuore e spera nel Signore”.

Per voi, Beniamino e Francesca, la nonna nei primi passi della vostra vita vi fu anche mamma insieme alla vostra. Francesca, mentre negli ultimi giorni la imboccava, ricordava questo, dicendole: Quando ero bambina molte volte tu mi hai imboccato; ora sono io che ti imbocco, restituendo quel tuo gesto d’amore appassionato.

Che la vostra nonna accompagni voi con la vostra mamma, insieme a vostro padre, morto recentemente, non solo nella memoria, ma anche nella sua forte fede cristiana. Che questa continui ad essere luce per i vostri passi.

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Eita, Val Grosina (SO)