B. 03. Ricordo nel XX di ordinazione episcopale (La Cittadella)

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Pentecoste 2006, ricordando il 25 maggio 1986  

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“Dio, che ti ha fatto partecipe dei sommo sacerdozio di Cristo, effonda su di te la sua mistica unzione e con l’abbondanza della sua benedizione dia fecondità al tuo ministero.

Ricevi il Vangelo e annunzia la parola di Dio con grandezza d’animo e dottrina.

Ricevi l’anello, segno di fedeltà, e nell’integrità della fede e nella purezza della vita custodisci la santa Chiesa, sposa di Cristo.

Ricevi il pastorale, segno del tuo ministero di pastore: abbi cura di tutto il gregge in mezzo al quale lo Spirito Santo ti ha costituito Vescovo per reggere la Chiesa di Dio.”

Era il 25 maggio 1986, festa della SS. Trinità. Nella basilica di S. Andrea gremita di fedeli il coro dell’Università Cattolica intonava “Ecce sacerdos magnus, qui in diebus suis placuit Deo et inventus est iustus”: mons. Giovanni Volta era consacrato vescovo di Pavia.

Era rimasto a lungo prostrato davanti all’altare, tra vescovi sacerdoti e fedeli in ginocchio, mentre il canto scandiva il passo cadenzato delle litanie, quasi processione orante di Santa Maria, di san Michele, di san Giuseppe, di san Giovanni Battista, dei santi Pietro e Paolo…: l’intera Chiesa celeste, unita al popolo di Dio in Sant’Andrea, aveva pregato per noi, ma soprattutto per lui e per il mistero d’amore che in lui stava per compiersi.

Vescovo consacrante era - unitamente ad altri sei vescovi - mons. Carlo Ferrari: che la consacrazione avvenisse nella domenica dedicata alla SS. Trinità non era certo casuale. Mons. Ferrari ne esplicitò il significato. “Il vescovo, al di sopra di tutte le prerogative, è un amato di Dio che porta in mezzo ai suoi questa certezza e questa gioia.” L’ omelia si andava dispiegando sui temi centrali del suo magistero: preghiera e predicazione della Parola. Il primato della contemplazione, l’esperienza personale dell’amore di Dio e il radicamento della propria vita nel cuore del mistero trinitario costituiscono il principio e il fondamento del ministero episcopale; da essi discende come diretta conseguenza la predicazione, cioè l’ annuncio dell’amore salvifico di Dio: “E’ l’Agnello di Dio colui che toglie il peccato dal mondo”.

“Lo Spirito Santo, che ci viene dato in pienezza dalla consacrazione episcopale, effonde in modo indicibile la stessa capacità di amore che è propria di Dio; noi saremo gli amati di Dio, ne avremo la coscienza e la relativa corrispondenza nella misura in cui saremo nell’intimità del Padre, del Figlio e dello Spirito.”

Era la lucida e puntuale sintesi del pensiero che aveva ispirato il suo ministero episcopale; era una sorta di testamento spirituale al sacerdote del suo presbiterio da lui consacrato vescovo; e - in quel suo soffermarsi a spiegare al suo gregge l’importanza della contemplazione - era un dono di commiato: di lì a poco in Sant’Andrea si sarebbe celebrata la liturgia dell’ingresso in diocesi del nuovo pastore della Chiesa mantovana, il vescovo mons. Egidio Caporello.

Al termine della celebrazione liturgica, mons. Volta salutò i presenti. “Un pensiero per tutti” titolava la Cittadella del 1° giugno 1986, perché nessuno fu dimenticato.

Quasi a raccogliere subito l’eredità spirituale del suo vescovo, le sue prime parole furono di lode e di ringraziamento al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo “presenza viva in mezzo a noi”.“Il Vescovo mi ha affidato la predicazione e mi ha indicato lo stile dell’annuncio. Non potrò non tenerne conto.” E proseguì: “Saluto e benedico tutti, soprattutto i più indifesi, gli ammalati, gli anziani, quelli che si sentono soli e senza amore.”

         Infine, rivolto ai presenti: “Sono pieno di timore e di trepidazione per la sproporzione enorme tra il mistero e la pochezza del suo testimone. Faccio affidamento sulla vostra preghiera e amicizia, consapevole che Dio è e rimane protagonista nella Chiesa e che noi siamo chiamati a diventare gli uni per gli altri segno e motivo di speranza.”

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“O luce di sapienza, rivelaci il mistero del Dio trino e unico, fonte d’eterno amore”: l’invocazione della liturgia pentecostale non è rimasta inascoltata. Il “Te Deum”che si innalzò allora sotto le volte di Sant’Andrea nella festa della SS. Trinità continua a levarsi dalla Chiesa di Dio, perché quella consacrazione continua ad essere tra noi dono ed epifania di misericordia.

Il tempo del ministero pavese si è ormai compiuto; ora - vescovo emerito - mons. Volta è tornato a casa. E’ tornato alla casa che l’ha visto nascere a Gazoldo e in quella che l’ha generato alla fede e che l’ha visto crescere in sovrabbondanza di grazia sacramentale: la Chiesa di Dio in Mantova.

Il suo ministero prosegue in mille incontri, soprattutto con le persone che per prime aveva benedetto vent’anni fa: “gli ammalati, gli anziani, quelli che si sentono soli e senza amore”. La sapienza di Dio e l’esperienza di una lunga vita gli consentono di annunciare la Parola e di esserle testimone in modi sempre nuovi, così che ciascuno la possa accogliere nella unicità della propria esistenza.

Nel ventennale della sua consacrazione episcopale rinnoviamo per lui la preghiera con cui si concluse quella celebrazione liturgica:

“Il Signore che ti ha costituito pastore e guida del suo popolo ti benedica, ti custodisca nella vita presente e ti doni la beatitudine eterna." 

“Il Signore renda tutti i fedeli sempre obbedienti alla Sua divina parola, perché, uniti a te nella preghiera e nel lavoro, si consacrino al servizio della Chiesa e di tutti i loro fratelli, e si dividano un giorno con te la felicità eterna promessa ai servitori fedeli.”

Anna Orlandi Pincella