C. 08. Cronaca della Celebrazione per il XXV di Episcopato di mons. Volta (La Cittadella)

Messa di 25° di Episcopato di mons. Volta a Pavia

(e ancora s'ode la voce di mons. Ferrari)

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"In ogni famiglia si festeggiano gli anniversari e si ricordano gli avvenimenti importanti che ne hanno scandito la storia. E ognuna ha un suo stile, fatto di convincimenti che giorno per giorno si radicano nella vita dei suoi componenti, fino a diventare modi d’essere che si tramandano da una generazione all’altra.

È la memoria che rende viva e attuale la storia della famiglia; che ne costituisce l’identità ed indica le linee-guida per il futuro. Certo, ciascun membro ha caratteristiche proprie, i contesti di vita cambiano, eppure v’è un nucleo centrale che – pur declinato in modi diversi – permane immutato."

Pentecoste: nel giorno in cui la Chiesa celebra la memoria dell’amore sponsale che la unisce al Signore Gesù, a Pavia, nella Chiesa del Carmine in festa, mons. Volta celebra le sue nozze d’argento con la Chiesa di Dio in quella diocesi.

La basilica è gremita di sacerdoti e fedeli pavesi, ma nell’omelia si sente aria di chiesa mantovana, perché talora pare vibrare la voce di mons. Carlo Ferrari, ripetutamente citato.

Era soprannominato padre Carlo della SS. Trinità per il suo costante richiamo al mistero trinitario quale nucleo centrale della nostra fede: non è stato per caso che egli - già dimissionario e gravemente ammalato - abbia celebrato l’ordinazione episcopale di mons. Volta proprio nella Festa del Mistero Trinitario.

L’ingresso in diocesi del suo successore era imminente: nell’omelia mons. Ferrari si congedava dalla sua Chiesa mantovana ed affidava al nuovo vescovo un mandato, lo stesso che nell’omelia del suo venticinquesimo mons. Volta consegna alla sua Chiesa pavese: il primato dell’amore a Dio Trinità e del conseguente servizio a Lui nella preghiera e nell’annuncio della Sua Parola. Un impegno non solo per il vescovo, ma per tutti i battezzati; e un servizio ai fratelli come risposta alla loro domanda più radicale, alla loro fame e sete più profonda.

La prima lettura dal Libro dell’Esodo (con Mosè che sale sul Sinai e parla con Dio, e poi torna ad annunciare Sua parola, così che si costituisca l’alleanza e Israele diventi popolo di Dio) ben si presta ad illustrare il primo compito di un vescovo. Mons. Volta mette in guardia dal pericolo che la ricerca di strumenti efficaci e di risultati tangibili possa far scordare il primato dell’amore trinitario, linfa vitale della Chiesa. E ricorda il motto del suo episcopato - in Verbo tuo –: è la sua Parola il fondamento della nostra azione pastorale e della nostra speranza.

L’abbondante semina di Padre Carlo ha portato frutto e nell’episcopato di mons. Volta è diventata semente per una nuova semina.

Due vescovi tanto diversi per temperamento, per storia personale, per il contesto del loro ministero, eppure in piena sintonia su ciò che è essenziale. Perché nella tradizione della Chiesa il mistero intimo di Dio rimane il punto focale di ogni pastorale: viene riproposto con mille tonalità diverse pur rimanendo sempre identico a se stesso. Di qui la fiducia nella buona semina che porta sempre buon frutto.

All’uscita dalla chiesa distribuiscono le immaginette con una preghiera: Padre nostro, la tua Parola è stata luce sul mio cammino, il suo annuncio e la sua celebrazione primo compito del mio ministero, il tuo Spirito forza e consolazione per i miei passi. Nel tuo amore misericordioso ho confidato, in esso sta la mia speranza, il modello del mio episcopato, la mia pace.

La Cittadella, venerdì 17 giugno 2011

Anna Orlandi Pincella