C. 09. Commenti all'omelia del Carmine raccolti da Daniela Scherrer

 

Don Vincenzo Migliavacca:

“La sua casa, la famiglia fu per lui nota dominante della vita”

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Don Vincenzo Migliavacca, per anni segretario del Vescovo mons. Giovanni Volta, così commenta: “Mons. Volta ha talmente “bevuto” e assimilato l’educazione ricevuta in famiglia che dalla sua casa di Gazoldo è uscito fisicamente, ma non spiritualmente nel senso che quella è sempre rimasta la fonte a cui si abbeverava.

Intendo dire che non era affezionato alle suppellettili come tali, ma come segno indelebile del loro significato. Mi piace ricordare che non ha mai voluto toccare e spostare nulla nella sua casa, perchè ogni cosa gli parlava dei valori ricevuti. Amava gli ambienti per gli insegnamenti ottenuti”.

Fu infatti per lui scuola di umanità e scuola della Parola, spesso infatti ricordava come il padre leggesse la Bibbia alla sera e la commentasse”.

Quindi don Vincenzo si sofferma sulla frase dell’omelia “La stessa casa mi parla” e sottolinea: “Il suo non è un ricordo romantico di qualcosa che ha coinvolto la sua persona, ma una nota dominante di tutta la sua vita, che ricorre con frequenza nel brano dell’omelia. “Ritorno a casa, per mons. Volta, era innanzitutto ritorno alle origini, alla famiglia. Alla sua famiglia, che gli ha insegnato a trovare nella Casa di Dio, la Chiesa, la seconda famiglia. E del resto lo dico sempre al corso dei fidanzati: “Dio inizia il mondo con una famiglia, Gesù Cristo nasce da una famiglia e inizia la sua vita pubblica in una famiglia, alle Nozze di Cana. Ecco perchè il suo documento più importante è stato “Chiesa famiglia di Dio” ed ecco anche perchè volle subito istituire la Lettera alle Famiglie”.

Daniela Scherrer

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Don Antonio Razzini:

“Ricercava la presenza di Dio nell’uomo, soprattutto sofferente”

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Il parroco di Mirabello don Antonio Razzini, che a mons. Volta è sempre rimasto particolarmente affezionato, si sofferma sulla parte dell’omelia “In ascolto di Dio e dell’uomo” e spiega: “Io credo che mons. Volta si ponesse in ascolto di Dio attraverso l’uomo. Certo, il suo rapporto con il Signore era fatto di riflessioni e preghiera, perchè aveva grande fede, ma la sua attenzione che dava costantemente alla persona era chiaro segno di come lui ricercasse la presenza di Dio nell’uomo, soprattutto in colui che si trovava in situazione di bisogno. Ricordo ancora che una volta – già sofferente ( ndr. fu poi operato di calcoli nel giugno 2007) mi disse una frase che mi fece molto riflettere: “Quando a salire in cattedra è il dolore, nessuno è maestro ma siamo tutti alunni”.

Don Antonio porta anche un esempio concreto, che riguarda sua mamma. La visita di mons. Giovanni Volta, quando era ricoverata all’ospedale di Castel San Giovanni, le diede una felicità grande e inaspettata. “Per lei fu davvero una grande gioia, anche perchè quella visita non fu di un sano che andava a far visita all’ammalato. Rimasero a parlare e mia mamma era preoccupata perchè il Vescovo aveva tolto tempo prezioso ai suoi impegni per andare da lei. Mons. Volta rispose con tono rassicurante. “Signora, queste sono le occupazioni vere di un Vescovo. Non le altre”. E non la fece sentire così una eccezione nel suo ministero, ma parte integrante”.

Daniela Scherrer