C. 14.1. Arrivederci mons. Giovanni Volta (Daniela Scherrer, Il Ticino)

Si è spento il Vescovo emerito di Pavia.

Aveva 83 anni, diciassette vissuti nella nostra diocesi

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Arrivederci monsignor Giovanni Volta!

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La diocesi di Pavia si stringe forte nell’ultimo abbraccio al suo Vescovo emerito Giovanni Volta, che si è spento sabato 4 febbraio alla Casa di Cura San Clemente di Mantova all’età di 83 anni.

Cinque mesi fa, proprio pochi giorni dopo essere stato a Pavia per il funerale dell’amico sacerdote Angelo Comini, era stato colpito da una pancreatite acuta emorragica.

Ricoverato all’ospedale di Mantova in fin di vita, Giovanni Volta era uscito dal coma e dalla Rianimazione e – con grande forza di volontà - in questi mesi aveva lottato per recuperare almeno in parte le sue funzioni.

Proprio dalle colonne del settimanale della diocesi “il Ticino” aveva ringraziato i fedeli pavesi per la vicinanza: “Vorrei essere io vicino a voi, ma sono in un letto e faccio fatica a muovere tutto tranne che la lingua... Posso dirvi che se c’è una cosa che raggiunge ovunque è l’affetto della gente, questo dà tanto coraggio”.

Volta era stato poi sottoposto a un altro delicato intervento per far fronte a un’infezione interna, da cui aveva stentato a riprendersi per le condizioni di grande debolezza generali.

Tre giorni prima di morire era stato trasferito alla Casa di Cura San Clemente. Venerdì sera la comparsa di una grossa difficoltà respiratoria aveva subito lasciato presagire il peggio, nella notte la diagnosi di edema polmonare aveva tolto ai familiari le residue speranze. E sabato mattina il cuore ha cessato di battere.

Accanto a lui, nell’ultima notte di sofferenza così come in tantissime notti precedenti, l’amica di sempre, Anna, che era stata sua studentessa all’Università Cattolica di Milano.

La voce si è rapidamente diffusa anche a Pavia.

Nella stessa serata, alle 18, in tanti hanno partecipato alla concelebrazione in suo suffragio presieduta dal Vescovo Giovanni Giudici, subentrato a lui nel 2003 dopo diciassette anni di episcopato.

Tre i ricordi di Volta sottolineati da Giudici: “In primo luogo il fatto di aver io potuto continuare la sua opera in piena sintonia subentrando ad un lavoro pastorale nella diocesi impostato secondo le indicazioni conciliari.

Secondariamente voglio sottolineare i suoi aspetti che maggiormente lo hanno contraddistinto: la centralità della Parola di Dio, la cura dei poveri e delle persone fragili, l’attenzione alla famiglia.

E il terzo aspetto che mi piace ricordare è il suo stile, da vero maestro di Teologia: lo fu alla Cattolica di Milano e anche nel nostro Seminario”.

Gli anni pavesi di Volta sono stati infatti contraddistinti da grandi segni: su tutti il Sinodo, le due visite pastorali, le Settimane Teologiche, gli incontri per i giovani in Cattedrale, le Lettere alle Famiglie in occasione della Pasqua e soprattutto la realizzazione della Casa della Carità per accogliere i familiari delle persone ricoverate all’ospedale.

I funerali di Volta si sono tenuti lunedì 6 febbraio alle 15 nella Cattedrale di Mantova (cento i concelebranti, a testimonianza di quanto fosse ancora amato nella sua diocesi natale), la salma è stata quindi trasferita alla basilica del Carmine di Pavia per esporsi al cordoglio anche dei fedeli pavesi.

Martedì pomeriggio i funerali a Pavia, presieduti dal cardinale metropolita Angelo Scola e con un concorso di sacerdoti e gente comune davvero imponente, segno di un legame che non si era mai affievolito.

Provvisoriamente le spoglie sono state tumulate nel Cimitero Maggiore, nella cappella riservata ai sacerdoti. Ma la prospettiva è quella di poter accogliere Volta in quella Cattedrale che tanto ha amato, come del resto tutta la diocesi.

Le sue ultime parole prima di perdere lucidità e di spegnersi, rivolgendosi all’amica Anna, sono state: “Ricordati: fiori rosa per la mia sposa, la Chiesa pavese”. E un grande mazzo di rose, avvolte in un tulle da sposa, martedì hanno fatto capolino vicino al feretro: Anna ha esaudito così la sua ultima richiesta, il suo ultimo pensiero delicato per la sua “sposa”, la nostra diocesi.

Il Ticino, 10 – 02 – 2010, pag. 4

Daniela Scherrer