C. 13.1. Roma 1981. Visita al Papa ammalato

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“Sono salito al decimo piano”

Il Papa sta meglio;

l’ha verificato “per noi” di persona l’Assistente generale della Cattolica

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Lunedì scorso, con i quattro assistenti spirituali della Facoltà di Medicina dell’Università cattolica, sono salito al decimo piano del Policlinico Gemelli per trovare il Papa.

Ci ha ricevuto in piedi, salutandoci con il suo vocione: “Sia lodato Gesù Cristo”. Un po’ dimagrito, ma con ottimo umore. “Siete venuti tardi a trovare questo peccatore, che poteva aver bisogno di confessarsi” ci disse dopo il primo saluto. E noi: “Santità, un Papa fa peccati speciali ed ha bisogno perciò di confessori particolari”.

Uno di noi gli ha chiesto:” come si sente, Santità?” E lui, dopo aver fatto la faccia seria, ci ha risposto: “Se non mi viene addosso un altro virus, direi che sto bene.” Ci ha quindi ringraziato perché sa che molti all’Università Cattolica hanno pregato per lui, per la sua guarigione.

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Un Papa “disarmato” nella sua umanità, bisognoso di tutti, ma non per questo meno Papa. Questo mi venne da pensare nei pochi minuti di quell’incontro. Il suo, il nostro Maestro, nel momento della sua massima debolezza proclamò ed esercitò la sua regalità universale.

La fretta (fuori attendeva di entrare un cardinale di Curia, prefetto di una importante Congregazione) ci impedì di fare una conversazione distesa. Ci limitammo a qualche botta e risposta. Sul termine gli dissi: “Oggi il nostro rettore, il prof. Lazzati, parla ai pellegrini al congresso eucaristico internazionale di Lourdes.” E il Papa di rimando: “Anch’io ho preparato un discorso per il congresso eucaristico che verrà trasmesso per televisione. Non vorrei che pensassero: non c’è più il Papa?”

C’è una presenza della “parola”, ma ve n’è una non meno efficace ed è quella della “sofferenza”. E penso che dal 13 maggio ad oggi anche quella fu “efficace magistero”.

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La Cittadella, 9 agosto 1981

Giovanni Volta