C.15.1. sac. Vincenzo Migliavacca: Mons. Giovanni Volta e il suo ricorrente: “Lasa stà!”

il Ticino- Venerdì 10 febbraio 2012

 Testimonianze, ricordi e foto dopo la scomparsa del Vescovo emerito di Pavia

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EDITORIALE

 sac. Vincenzo Migliavacca

segretario di mons. Volta dal 1986 al 1990

 

 

“Lasa stà!”

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Ci sono alcuni modi di dire ai quali siamo particolarmente legati. Con frequenza li pronunciamo così spesso che si può persino identificare qualcuno come il signor... aggiungendovi l’abituale ritornello. Di mons. Volta, soprattutto noi sacerdoti, abbiamo avuto modo di ascoltare il suo, a volte indispettito, a volte frettoloso, a volte deciso, “Lasa stà!”, “Lascia perdere!” che, pronunciato in lingua dialettale, si arricchiva di incisività e determinazione.

Un saggio detto che trova conferma anche per la comprensione della poliedrica figura di un Vescovo come fu mons. Giovanni Volta, così recita: “Vuoi conoscere una persona? Vai a vedere dove abita”.

Una famiglia di contadini la sua, numerosa com’era usanza a quel tempo, all’interno della quale si ripeteva quotidianamente una scena che ha scolpito nel cuore del fanciullo Giovanni un’indelebile appartenenza. Mi confidava: “Sai - don Vincenzo - che alla sera in casa mia, consumata la cena e dopo la faticosa giornata nei campi, mio padre soleva sedersi e, prendendo in mano il libro delle Sacre Scritture, lo leggeva e ci istruiva sulla storia sacra?”.

In questa stupenda scena di una famiglia cristiana riunita attorno alla Parola di Dio, possiamo trovare la chiave di lettura di una vita, quella di mons. Volta, che fu credente, sacerdote, vescovo. Il suo amore per la Parola di Dio, il suo essere discepolo e studioso di questa Parola, il motto del suo stemma vescovile “In Verbo Tuo”, hanno in questo racconto ricco di cristiana educazione, la propria origine.

Solo partendo da qui si può allora comprendere appieno quel suo abituale: “Lasa stà!”. Lo pronunciava quando si andava su discorsi che nulla avevano a che fare con il Vangelo, quando si tenevano atteggiamenti dove il banale andava ad offuscare l’essenziale di una storia, quando si davano troppo frettolosamente giudizi sulle persone, dimentichi che l’unico giudice è il Signore, quando ci si allontanava dalle fondamentali scelte compiute da Gesù.

Mons. Volta è passato repentinamente dallo star bene allo star male. Il 14 settembre 2011, dopo aver accusato un forte dolore allo stomaco, veniva portato d’urgenza all’ospedale di Mantova. Lì iniziava la sua faticosa salita al Cielo che si concludeva sabato 4 febbraio 2012, poco prima di mezzogiorno,presso la Casa di Cura San Clemente, sempre a Mantova, dove era stato trasferito quarantotto ore prima.

In questi lunghi mesi di degenza, due operazioni chirurgiche, parecchi giorni trascorsi nel reparto di rianimazione, momenti dove si nutriva cauto ottimismo ad altri dove tutto faceva presagire il peggio. Un vero calvario che mons. Volta ha compiuto dando la mano a quel Gesù che aveva imparato a conoscere da bambino mentre in silenzio ascoltava la voce narrante di suo padre e si era così educato ed allenato a lasciar perdere tutto il resto, a ricordarlo a lui e a noi con quel suo simpatico modo di dire che, tra le altre cose, porteremo nel cuore come vivo suo ricordo: “Lasa stà!”.

 

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