B. 05. Attesa di un incontro per un dialogo e una collaborazione. (La Cittadella 10-12-1967)

 

Giovanni Volta

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ATTESA DI UN INCONTRO
PER UN DIALOGO E UNA COLLABORAZIONE

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testo pubblicato in occasione dell’ingresso del vescovo Carlo Ferrari

nella Chiesa di Mantova

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Ci siamo visti un momento circa 50 giorni fa. Pur nella fretta della sua rapida corsa a Mantova Lei ha voluto incontrare alcuni laici, dirigenti diocesani dell'Azione Cattolica, e la conversazione incominciò con una domanda di parere, quello sulla sua nuova casa. (n.d.r.: all'epoca don Volta era Assistente diocesano dell'A.C.)

 

Fu un incontro molto dimesso, familiare, che ci lasciò il desiderio di riprenderlo.
Il Concilio ha aperto prospettive nuove, ha destato o confermato molti desideri nell'animo dei cristiani, tra cui due mi sembrano tanto vivi: una unità fatta di dialogo, non di silenzio; e una paternità, in chi è pastore, che si estenda a tutti, anche quando la debolezza o la stanchezza ci possono sorprendere.

Queste gravi e impegnative Parole per i Vescovi e per i laici scrive la Costituzione dogmatica sulla Chiesa:

« Il Vescovo, mandato dal Padre di famiglia a governare la sua famiglia, tenga innanzi agli occhi l'esempio del buon Pastore, che è venuto non per essere servito, ma per servire » e dare la sua vita per le pecore. Assunto di mezzo agli uomini e soggetto a debolezze, può benignamente compatire quelli che peccano, per ignoranza o errore. Non rifugga dall'ascoltare i sudditi che cura come veri figli suoi ed esorta a cooperare alacremente con lui. Dovendo render conto a Dio delle loro anime, con la preghiera, la predicazione e ogni opera di carità abbia cura di loro, e anche di quelli che non sono ancora dell'unico gregge, e li consideri a sé raccomandati nel Signore. Essendo egli, come l'Apostolo Paolo, debitore a tutti, sia pronto ad annunziare il Vangelo a tutti e ad esortare i suoi fedeli all’attività apostolica e missionaria. I fedeli poi devono aderire al loro Vescovo come la Chiesa a Gesù Cristo, e come Gesù Cristo al Padre, affinché tutte le cose siano d'accordo nella unità e crescano per la gloria di Dio". (n. 27)

Noi ancora non ci conosciamo, Eccellenza; e preferirei qui chiamarla Padre, secondo la sua missione indicataci anche dal Concilio; un nome perciò più religioso, più vero. ll breve incontro avuto con Lei, le poche parole scambiate; sono state solo l'inizio di un dialogo, l'avvio di una paternità, che ci auguriamo siano pieni.

Sappiamo già però quello che dovrà essere Lei per noi, quello che dovremmo essere noi per lei, e questo è già sufficiente per suscitare tanta fiducia reciproca, quella dei membri di una stessa casa, di una stessa famiglia, quella del Padre.

Del resto la sua precedente esperienza di paternità episcopale per quindici anni a Monopoli ci è motivo di ulteriore fiducia. Conosciamo il suo interessamento per i laici, soprattutto per la loro cultura religiosa, per la loro partecipazione attiva alla Sacra Liturgia, punto primo per un laicato autentico, adulto. Soprattutto crediamo che l'esercizio della carità pastorale fatto a Monopoli per diversi anni le abbia allargato il cuore per questa sua nuova paternità.

Ed ora dovremmo presentarci noi. Un compito molto imbarazzante. I Mantovani sono aperti, cordiali, ma non sempre molto religiosi. Diversi laici s'impegnano nelle Associazioni cattoliche e nella personale testimonianza cristiana nei vari ambienti del lavoro, della vita pubblica. Vi sono però anche delle stanchezze, delle sordità, delle difficoltà. Vivo è il bisogno di un lavoro più coordinato, più unitario, e qualche passo e stato fatto. C'è Però insieme un vivo senso dell'autonomia che fa poi difficile la cooperazione concreta tra tutte le forze cattoliche. Molti giovani poi entrando nella professione ci lasciano, perché devono cercare lavoro in altre città, e questo fatto ci sottrae forze preziose.

Ma è impresa impossibile pretendere di voler misurare, soppesare con dati il mistero concreto della Chiesa che vive e si sviluppa nel tempo; poiché di esso qui si tratta.

Venga perciò Lei stesso e veda; venga ed ascolti; venga e ci sia padre, secondo lo Spirito che le viene da Cristo. Credo che la schiettezza dei Mantovani le faciliterà il compito. Con questa fiducia l'attendiamo; non però da semplici spettatori, ma da vivi attori del Regno.

L'attendiamo quale segno vivo, efficace di Cristo tra noi e insieme quale segno efficace dell'unità della sua Chiesa pellegrinate e in crescita qui nella terra mantovana

Don Giovanni Volta, "La Cittadella”, 10 Dicembre 1967