A. 02.4. Il ritorno di un Pastore (La Cittadella 30 maggio 2004)

Il “ritorno” di un Pastore

di Giovanni Telò

 

La Cittadella, 30-05-2004

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“Amate la Madonna, tenerissima Madre dei mantovani”. Nel momento in cui si congedava dai sacerdoti e dai fedeli della nostra Diocesi – con una lettera, il 12 settembre 1954 – il vescovo mons. Domenico Agostino Menna suggeriva questa raccomandazione, insieme all’attenzione verso la parrocchia e il Seminario. Mons. Menna era molto devoto alla Vergine Maria. E si prodigò instancabilmente per il Santuario della Madonna delle Grazie, nel territorio di Curtatone.

Proprio lì, sotto lo sguardo benedicente della Vergine, dal 24 maggio, riposano i resti mortali del vescovo che guidò la diocesi di Mantova dal 1982 al 1954. Sono stati tumulati nella cappella si Santa Caterina (la terza entrando a destra) nell’anno giubilare della diocesi mantovana, accogliendo il desiderio di numerosi sacerdoti e fedeli.

Le spoglie di mons. Menna sono arrivate alle ore 16,34 del 24 maggio dal cimitero di Chiari (Brescia), la città natale, in una cassetta di legno color chiaro, ricoperta di fiori bianchi e gialli. Davanti al santuario il vescovo, mons. Egidio Caporello, ha impartito la benedizione; egli aveva accanto a sé mons. Giovanni Volta, vescovo emerito di Pavia, e mons. Vigilio Mario Olmi, vescovo ausiliare emerito di Brescia. Da Chiari erano giunti il sindaco Mino Facchetti e il parroco mons. Rosario Verzeletti. Il vicesindaco Ezio Gatti rappresentava il Comune di Curtatone. Molti i sacerdoti mantovani intervenuti: oltre quaranta, circondati dagli alunni del Seminario vescovile.

La cassetta è stat portata all’interno del tempio dai diaconi don Cristian Grandelli e don Flavio Savasi.  Circa duecento fedeli l’hanno accolta con le parole del Salmo 42 e il canto dell’antifona “Verrò all’altare di Dio, al Dio della mia gioia, del mio giubilo.” Subito dopo sono stati proclamati tre brani biblici; il primo, tratto dalla Lettera agli Ebrei (13, 7-8), aveva una stretta attinenza con la figura del presule che si commemorava: “Ricordatevi dei vostri capi, i quali hanno annunziato la Parola di Dio; considerando attentamente l’esito del loro tenore di vita, imitatene la fede. Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre!”

Prima dell’inizio della Messa – è stata celebrata la Messa dedicata a Maria Vergine, “fonte di luce e di vita” - , il sindaco di Chiari, Facchetti, ha tracciato un lucido profilo di mons. Menna, definendolo “clarense autentico, che ha incarnato i valori profondi della nostra terra: cultura, storia e fede, che le nostre madri e i nostri padri ci hanno trasmesso.  Mi è sembrato giusto che un così grande pastore “tornasse a casa”, in comunione con i sacerdoti da lui consacrati.”

Sulla figura di mons. Menna si è soffermato anche il vescovo Caporello durante l’omelia, auspicando che i tratti della sua identità riemergano nella loro verità storica, lontano da interpretazioni riduttive. Mons. Menna ha dato importanza al catechismo, alla Messa del fanciullo, ai sacramenti, alle associazioni cattoliche, al Seminario.

“È prezioso saper raccogliere la fecondità della successione apostolica – ha detto tra l’altro mons. Caporello – per poter godere della varietà dei doni dello Spirito Santo.” A conclusione dell’omelia come l’eredità pastorale di mons. Menna fosse stata raccolta dal suo successore mons. Poma, sicché i due personaggi costituiscono “una cerniera importante per la Chiesa mantovana del Novecento, da coltivare con la nostra memoria.”

Prima del congedo, tre brevi ricordi dedicati al vescovo Menna sono stati proposti da mons. Olmi, mons. Volta e mons. Ciro Ferrari, che gli fu segretario per lunghi anni. “Aveva un temperamento burbero ma benefico” ha affermato Olmi, mentre Volta ha messo in evidenza due peculiarità: il fatto che il vescovo, a Mantova, vivesse insieme ad altri sacerdoti e la sua sottile ironia, “segno della sua capacità di staccarsi dalle cose per guardarle e accettarle meglio.” Mons. Ferrari ha ricordato che, con la tumulazione al santuario delle Grazie, si è voluto “rendere presente” il vescovo Menna, per esprimergli riconoscenza e gratitudine.

Quindi la cassetta di legno con i resti mortali è stata collocata nella cappella di Santa Caterina, al canto del Magnificat. Sacerdoti e fedeli si sono soffermati in preghiera, toccando con venerazione il piccolo sarcofago. “Sono stato cresimato da mons. Menna” dicevano alcuni dei presenti. Sul volto dei sacerdoti più anziani – quelli ordinati dal vescovo bresciano – si leggeva una sincera soddisfazione.

Sac. Giovanni Telò