B. 27.1. Lettera a un carcerato

Pavia, 24 giugno 2000

Caro Signor C. M.,

                                                     ho ricevuto la sua lettera del 19 giugno scorso insieme alle belle poesie che ha composto. Si può uscire da una costrizione d’ambiente con le gambe, ma anche con la memoria, la fantasia, con il pensiero, con i progetti, con il cuore. La poesia, il pensiero, la preghiera e l’amore costituiscono le vie fondamentali per esprimere la nostra libertà, superando ogni barriera fisica.

   Lei ha scritto “L’inferno lo crea l’uomo con il suo modo di vivere e di pensare” (“L’inferno”), e che “Il destino della vita è nella responsabilità dell’uomo” (“La terra”), e l’amara riflessione sui “Detenuti” e l’aiuto di una presenza-assente (“A mia moglie”).

E’ vero che chi sta bene facilmente si dimentica di chi soffre, come anche ci si accorge del bene che si aveva quando lo si perde.

Non sono in grado di entrare in merito alle colpe e ai meriti di ciascuno. Certamente la privazione della libertà “fisica” è la grande pena; le altre invece sono “aggiunte”, penso particolarmente alla possibilità del lavoro, dell’istruzione, dello studio, in una parola del poter essere occupati e quindi del poter “crescere”, del poter entrare in relazione.

Il 9 luglio prossimo verrò a trovarvi. Vorrei aver più tempo anche per voi. So di non poter fare molto. Ma anche voi siete miei fratelli e il sentirci in concreto tali credo che ci aiuti a riscoprirci per quello che siamo con le nostre virtù e i nostri difetti e non per quello che una certa società ci considera, fissandoci come in una fotografia fissa, etichettata, che non cambia più.

In questo, il riconoscimento del primato del nostro rapporto con Dio, se da un lato risulta tanto impegnativo, poiché nulla sfugge a questo rapporto ed è tanto esigente (Gesù Cristo ha dato la sua vita per noi), dall’altro lato ci svela il fondamento della nostra dignità e ci dà speranza perché il perdono di Dio non consiste semplicemente nella remissione di una pena, ma nel rinnovamento di una vita.

So che don Stefano vi segue, vi ascolta.Un segno della Chiesa tra voi.

A presto. La ricorderò davanti a Dio nella preghiera che sa andare oltre anche le porte chiuse

+ Giovanni Volta

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Al Signor

M. C.

Casa Circondariale

Via Vicentina – 27100 PAVIA

Pavia, 25 giugno 2000

Corpo del Signore